MATILDE ROMAGNOLI

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Mi affascina l’aspetto primordiale della materia.
Vedo la creazione delle statue di bronzo come un processo in “rewind” di un vulcano, dal punto di entrata il bronzo implode nei canali di drenaggio e si deposita nella “camera magmatica”.
Nella figura si intrappola questa forza spenta ormai fredda ma ancora ricordata.
Le statue cosi rappresentano portamenti espressioni modi posizioni, mi siedo mi appoggio cammino mi appendo sostengo.
Sono immobili ma nascondono un respiro una forza remota. 

In “effuso” il rapporto con il materiale è diretto. Il vetro incandescente cola su una superficie di sabbia amorfa.
Non creo una specifica forma, prendo sabbia secca e senza prudenza e riflessione la rovescio per creare il mio terreno di colata. 

L’area a contatto con la sabbia immortala la forma di quest’ultima in negativo.
Si crea cosi una roccia levigata dall’acqua e dal vento, un evento naturale racchiuso in un istante. 

massimiliano panseca